Educatori a scuola: il lavoro che regge l’inclusione
In Italia circa 85mila persone lavorano ogni giorno accanto agli alunni con disabilità senza essere insegnanti. I documenti le chiamano assistenti all’autonomia e alla comunicazione; nelle scuole, quasi ovunque, educatori. Sono pagate dagli enti locali, spesso attraverso le cooperative, in molti territori solo per le ore in cui l’alunno è presente, e a giugno il loro stipendio può fermarsi insieme alle lezioni.
Ho cominciato a fare l’educatore vero e proprio nel 2020. Prima, dal 1997, avevo sempre lavorato con gli alunni e nella formazione dei docenti, su didattica, creatività e intercultura. Conosco quindi la scuola da due lati: da quello di chi entra in classe come esperto esterno, atteso e presentato, e da quello di chi ci entra per sedersi in fondo, vicino a un banco. Sono due modi molto diversi di essere guardati.
Quanti sono, e quanti ne mancano
L’ultima rilevazione dell’ISTAT, pubblicata il 27 maggio 2026, riguarda l’anno scolastico 2024/2025. Gli alunni con disabilità sono quasi 377mila, il 4,8% degli iscritti: 18mila in più in un anno, e una quota quasi raddoppiata in dieci. Gli insegnanti per il sostegno sono 261mila. Gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione sono 85mila, il 7% in più dell’anno prima.
In media un alunno riceve questo supporto per 9,2 ore a settimana, e ogni assistente segue quattro alunni: 4,5 al Nord, 3,4 al Centro, 4 nel Mezzogiorno. Altri 18mila alunni ne avrebbero bisogno e non ce l’hanno.
C’è poi un numero che riguarda gli insegnanti e che spiega bene anche il nostro lavoro: quasi sei alunni con disabilità su dieci hanno cambiato insegnante per il sostegno, da un anno all’altro o durante l’anno. Per quello che ho visto io, quando l’insegnante cambia, chi conosce il ragazzo dall’anno prima è spesso l’educatore.
Chi li assume e come li paga
La legge 104 del 1992 affida questo servizio agli enti locali, che spesso lo danno in appalto. L’educatore diventa così dipendente di una cooperativa, con un contratto a tempo parziale costruito sulle ore assegnate a ciascun alunno.
Che cosa significhi in pratica lo ha descritto l’11 settembre 2026 la Fp Cgil del Trentino, parlando dei circa mille educatori della provincia: contratti anche di sole dodici ore, stipendio calcolato sulle ore di presenza in aula e ridotto quando l’alunno si ammala, mesi estivi senza retribuzione, nessun compenso per il tempo passato a preparare i materiali, a parlare con i docenti, a partecipare alle riunioni. A Roma, nel maggio 2024, il Tribunale ha dichiarato illegittima in primo grado la clausola che sospendeva il contratto nei mesi estivi, secondo quanto ha reso noto il sindacato USB, che aveva promosso la causa.
Le situazioni cambiano da un Comune all’altro e da una cooperativa all’altra, e il problema sta proprio lì. Lo stesso lavoro, nella stessa scuola pubblica, vale in modo diverso a seconda dell’appalto.
Tre competenze nella stessa aula
In un’aula in cui c’è un alunno con disabilità lavorano tre competenze diverse. Il docente curricolare è l’esperto della didattica della sua materia, quello di sostegno la rielabora perché arrivi a quell’alunno, e l’educatore lavora con lui sullo studio e sull’autonomia, dentro il piano deciso insieme. La sua competenza è la relazione educativa: conosce il ragazzo abbastanza da accorgersi di che cosa viene prima di un momento difficile, e spesso riesce a fare in modo che quel momento non arrivi. Quando arriva, quando la tensione sale e un ragazzo perde il controllo, sa starci dentro e sa come farla scendere. Gli insegnanti in quel momento rispondono anche del resto della classe, venti o venticinque ragazzi che aspettano, e di una lezione da portare avanti. L’educatore può restare con uno solo.
Dove sono cresciuto, tra i Beti del Camerun, si dice che si impara guardando. L’educatore è la persona che in classe ha il tempo di guardare.
Riccardo Massa descriveva l’insegnante come «esperto di processi didattici» e l’educatore come un’altra professione, con uno statuto comune e compiti diversi. Io la dico con un’immagine, che riguarda noi adulti e non il ragazzo: educatore e insegnante stanno tra loro come due medici di specialità diverse, che si consultano alla pari. Nessuno dei due è l’assistente dell’altro.
In classe sì, nelle decisioni dipende
Il decreto legislativo 66 del 2017 dice che al gruppo di lavoro che scrive il piano educativo di ogni alunno con disabilità, il GLO, partecipano anche le figure professionali che lavorano con lui. Sulla carta, quindi, l’educatore c’è.
Nei fatti dipende: dall’ora in cui cade la riunione e da chi la paga, dal dirigente, dal singolo consiglio di classe, da quanto tempo resta per parlarsi tra una lezione e l’altra.
Quando l’educatore sa cose del ragazzo che nessuno gli chiede, quella conoscenza va persa, e a giugno se ne va con lui.
Che cosa si muove
Dal 2024 la legge 55 ha istituito l’albo degli educatori professionali socio-pedagogici. Il 28 gennaio 2026 il Senato ha approvato un disegno di legge che definisce a livello nazionale il profilo dell’assistente per l’autonomia e la comunicazione: requisiti di accesso, concorsi riservati a chi ha già lavorato almeno trentasei mesi e, anche quando il servizio resta in appalto, l’obbligo di applicare l’inquadramento del contratto delle Funzioni locali. Da marzo il testo è all’esame della Camera.
Le associazioni delle persone con disabilità hanno chiesto di più sulla formazione: per la FISH i requisiti previsti per chi ha solo il diploma sono insufficienti. È una critica che un educatore dovrebbe sentire come propria. Chi chiede di essere riconosciuto deve anche accettare di essere formato sul serio.
Che cosa può fare una scuola, da subito
Le leggi hanno i loro tempi. Una scuola, intanto, può fare tre cose che dipendono solo da lei.
1. Invitare l’educatore al GLO e ai consigli di classe in cui si parla del suo alunno, e fissare la riunione in un orario in cui può esserci.
2. Chiedergli per iscritto, a fine anno, che cosa ha funzionato: quello che sa resta alla scuola anche se a settembre lui cambia sede.
3. Presentarlo alla classe con il suo nome e il suo compito, come si fa con un docente.
Mio padre era insegnante. Io faccio l’educatore, in fondo all’aula, e non ho mai pensato che fosse un mestiere più piccolo del suo.
Se lavori in una scuola e vuoi ragionare su come far entrare gli educatori nel lavoro della classe, scrivimi.