Quello che un parco non dimentica — Una storia di insegnanti che lasciano il segno
C’è un momento, in cui una piazza si trasforma in qualcosa di più. Non per il numero di persone presenti, non per i discorsi ufficiali, non per i fiori. Ma per quella qualità dell’aria che si ha quando si nomina qualcuno che merita davvero di essere nominato.
Ho guardato il video di quella cerimonia più di una volta. Si tratta dell’inaugurazione del Parco Liliana Lensi a Pagnana, una frazione di Empoli, nell’aprile del 2026. Un parco intitolato a una maestra che ha lasciato il segno. Una maestra che ha insegnato lì, tra quelle strade, per decenni — e che la comunità non ha dimenticato.
Ammetto che ho guardato quel video anche per ragioni personali. Perché Mariangela Giusti, la figlia di Liliana, è stata una delle figure più importanti del mio percorso professionale in Italia. L’ho conosciuta all’Università Milano-Bicocca, dove insegnava Pedagogia Interculturale. Ho avuto il privilegio di lavorare con lei come assistente alla sua cattedra, di co-ideare insieme le prime Giornate Interculturali dell’Ateneo, di contribuire con un testo al suo libro Formarsi all’intercultura. Mariangela è una delle poche persone con cui ho potuto parlare di educazione senza dover prima tradurre me stesso.
Guardare il video e sentirla parlare di sua madre è stato, dunque, un incontro doppio.
Una maestra, una frazione, una comunità che ricorda
Liliana Lensi era nata a Mestre nel 1927. Aveva iniziato a insegnare negli anni Quaranta, in un’Italia che usciva dalla guerra con le ossa rotte e tutto da ricostruire. Le sue aule erano quelle delle frazioni — Ginestra Fiorentina, Pillo, Visignano, Torre di Montelupo, Pagnana, Avane. Luoghi che non erano periferia per pigrizia geografica, ma luoghi in cui il centro non era mai arrivato, e dunque qualcuno doveva portare la scuola lì, ai margini, con lo stesso rispetto con cui si porta qualcosa di prezioso.
Liliana lo fece. Per anni, con quella costanza che non fa rumore ma lascia tracce profonde nelle persone.
E non si fermò alle aule. Fu attiva nel volontariato, nell’associazionismo, nel PCI — fu persino l’unica donna nel Comitato Organizzatore del Premio letterario “Luigi Russo” del Pozzale, nato nel 1948 per avvicinare intellettuali e lavoratori. Fondò il circolo ricreativo-culturale La Scintilla per gli anziani. Abitò il suo tempo, come si dice nel video, non in modo provinciale — anche se scelse consapevolmente di vivere e agire in una piccola comunità.

Il minuto 5:46 — quando il video si ferma
Ma la parte del video che mi ha fermato è quella in cui Mariangela parla della loro vita insieme. Dal minuto 5:46 all’8:13, se volete cercarla — e vi invito a farlo.
Mariangela racconta di un periodo difficile: dopo la morte del marito, Liliana attraversò dieci anni di povertà nera, dal 1955 al 1965. Mattina a scuola, pomeriggio a fare ripetizioni. Nessun cedimento, nessuna delega. E soprattutto una scelta: tenere la figlia con sé, non affidarla a un istituto — cosa tutt’altro che scontata nell’Italia di quegli anni, quando gli orfanotrofi erano tanti e gestiti da ordini religiosi.
Crebbero così: nonna, madre, figlia. Una famiglia piccola, dice Mariangela, dentro la quale però nessuna si è mai sentita inferiore agli altri.
Questo mi ha colpito più di tutto. Non la resistenza — che pure è ammirevole — ma la cura per l’autostima della figlia in un momento in cui sarebbe stato facile che l’autostima crollasse. Liliana insegnava di giorno ai figli degli altri, e di sera proteggeva la dignità di sua figlia. Come se avesse capito, prima che qualcuno lo teorizzasse, che l’educazione non finisce dove finisce la classe.Un H2 — modifica “Di specchi di cui i docenti hanno bisogno” con:
Gli insegnanti che lasciano il segno non fanno miracoli
Penso spesso a cosa significa fare il docente oggi, in un tempo in cui questa professione è spesso guardata dall’esterno come qualcosa di residuale — pagata poco, riconosciuta poco, difesa poco. E mi chiedo quanti insegnanti, in cerca di senso e di identità professionale, abbiano bisogno non di nuove metodologie, ma di specchi. Di figure in cui riconoscersi. Di storie che dicano: sì, quello che fai ha un peso, anche quando non si vede.
Liliana Lensi è uno di questi specchi.
Non perché fosse eccezionale nel senso in cui di solito si usa quella parola — come se l’eccezionalità escludesse la possibilità di imitazione. Ma perché ha fatto cose normali con una qualità dell’attenzione che non era normale affatto. Ha insegnato dove gli altri non andavano. Ha tenuto insieme lavoro e vita senza separarli in due cassetti stagni. Ha partecipato alla vita civile della sua comunità come se fosse un dovere naturale, non un merito aggiuntivo.
Come dice Mariangela, con una semplicità che vale più di molte conferenze: “Certamente non siamo santi, certamente non facciamo miracoli. Ma si può fare tanto.”
Vi invito a guardare il video della cerimonia: [⚑ link YouTube]
Non è un documento storico nel senso freddo del termine. È un incontro vivo, con voci che si incrinano al momento giusto, con bambini che arriveranno a giocare in quel parco senza sapere ancora chi fosse Liliana — e che forse un giorno si chiederanno come mai si chiami così. E quella domanda, dice qualcuno durante la cerimonia, è già un atto educativo.
Io penso che abbia ragione.
Ci sono persone che lavorano in sordina, cercando il cambiamento dal basso, senza riflettori e senza grandi palcoscenici. Liliana Lensi era una di queste. Mariangela Giusti, a modo suo, lo è ancora. E molti insegnanti che leggeranno questo articolo lo sono ogni giorno, senza saperlo del tutto.
Questo parco esiste anche per loro.
Henri Olama
Domande frequenti
Chi era Liliana Lensi? Liliana Lensi era una maestra elementare nata a Mestre nel 1927 che ha insegnato per decenni nelle frazioni della campagna empolese. La comunità di Pagnana, nel comune di Empoli, le ha intitolato un parco nel 2026.
Chi è Mariangela Giusti? Mariangela Giusti è pedagogista e docente di Pedagogia Interculturale all’Università Milano-Bicocca, autrice tra l’altro di Formarsi all’intercultura. È figlia di Liliana Lensi.
Cosa significa essere un insegnante che lascia il segno? Significa fare cose normali con una qualità dell’attenzione non ordinaria: insegnare dove gli altri non vanno, tenere insieme lavoro e vita, partecipare alla comunità come se fosse un dovere naturale — non un merito aggiuntivo.
Cos’è la pedagogia interculturale? La pedagogia interculturale è un approccio educativo che riconosce la diversità culturale come risorsa per l’apprendimento. È l’approccio che Henri Olama pratica nelle scuole lombarde da oltre trent’anni, attraverso laboratori, formazione docenti e consulenza.