Canonica e quel numero che va letto al contrario
Conta quanto pesano, non quanti sono
C’è un numero, sull’ultima Gazzetta dell’Adda — il numero 23 di sabato 6 giugno 2026, l’inchiesta è a pagina 5 — che andrebbe letto al contrario di come lo si legge di solito. Dice che a Canonica d’Adda gli stranieri sono il 16,30% della popolazione. Non sembra granché, se lo metti accanto a Pioltello, che di stranieri ne conta quasi diecimila, o a Brugherio, che ne ha più di tremila. Canonica ne ha seicentonovantasette. Pochi, in apparenza. Ma è qui che il dato si ribalta.
Perché Pioltello è una città di quasi quarantamila abitanti, Brugherio anche di più. Canonica d’Adda è un paese di poco più di quattromiladuecento persone, in provincia di Bergamo, sul confine dell’Adda Martesana. E allora quei seicentonovantasette non sono pochi: sono il sedici per cento, una delle proporzioni più alte di tutta la zona, davanti a centri assai più grandi del nostro. Non è una questione di quanti sono. È una questione di quanto pesano. A Canonica una persona su sei viene da altrove. Questa non è quantità diluita in una folla: è densità, è prossimità, è il vicino di casa.
E cambia tutto. Perché in una grande città lo straniero può restare invisibile, un numero che si scioglie nella massa. In un paese di quattromila anime, no. Qui ci si incontra al mercato, davanti alla scuola, al bar la mattina. Qui l’integrazione non è una statistica: è un volto che riconosci. Sono le famiglie albanesi, marocchine, rumene, camerunesi che hanno messo radici senza chiedere il permesso di esistere. Sono i bambini che parlano due lingue e le portano in tasca come una ricchezza. È gente che lavora, paga l’affitto, riempie i turni e i banchi del mercato. Una presenza laboriosa, ordinaria, che non fa rumore proprio perché funziona.
Ma un paese non arriva al sedici per cento per caso. Ci arriva quando l’accoglienza smette di essere un favore e diventa una struttura — un modo di tenere insieme la comunità. Quando la scuola, lo sport, le associazioni costruiscono ponti invece di muri. Quando le politiche non tracciano confini dentro lo stesso comune. È la differenza tra un paese che tollera e un paese che include. E un numero così alto, in un centro così piccolo, ti dice che Canonica ha scelto da tempo la seconda strada.
Lo dico da chi vive a Canonica dal 2004, da dentro questa comunità e non da spettatore. So cosa vuol dire essere accolti davvero — non con la pietà, ma con la mano tesa di chi ti riconosce come uno che ha qualcosa da dare. Quel sedici per cento è fatto di persone così. E un paese che non si spaventa di un numero, ma lo legge come una storia di convivenza riuscita, ha capito una cosa semplice: l’incontro con l’altro non è un problema da gestire. È il senso stesso del vivere insieme.
I dati citati sono tratti dall’inchiesta Istat sull’ultimo censimento permanente, pubblicata da La Gazzetta dell’Adda (n. 23, sabato 6 giugno 2026, pagina 5). L’autore, Henri Olama, vive a Canonica d’Adda dal 2004 ed è educatore interculturale, formatore e presidente dell’associazione Erranza ASD.