Cosa sono i simboli Adinkra e come usarli in classe
La prima volta che ho disegnato un simbolo Adinkra su un foglio e l’ho posato al centro di un cerchio di bambini, è successa una cosa strana. Il silenzio. Non il silenzio di chi aspetta istruzioni — il silenzio di chi sta guardando qualcosa che riconosce, senza sapere perché.
Succede spesso, con gli Adinkra. Sono simboli grafici del popolo Akan — Ghana, Costa d’Avorio — ma parlano una lingua che non ha confini geografici. Parlano di memoria, di resilienza, di comunità, di identità. Parlano di cose che ogni bambino, in ogni aula del mondo, conosce dalla propria esperienza.
In oltre trent’anni di lavoro nelle scuole della Lombardia, gli Adinkra sono diventati il filo conduttore di centinaia di laboratori. Non come decorazione, non come curiosità esotica — come strumento di conoscenza e dialogo.

Cosa sono gli Adinkra: una definizione
Gli Adinkra sono un sistema di simboli grafici creati dal popolo Akan — principalmente Ashanti — nella regione dell’attuale Ghana e Costa d’Avorio. Ogni simbolo rappresenta un concetto, un valore, un principio filosofico. Il termine ‘adinkra’ deriva dalla parola Twi che significa ‘addio’ o ‘messaggio di chi parte’ — storicamente, i simboli venivano stampati sulle stoffe indossate durante i funerali come messaggi ai defunti e alle generazioni future.
Oggi gli Adinkra sono molto più di questo. Sono un linguaggio visivo universale per parlare di valori, identità e relazione. Nel mio libro ‘Le mappe degli Adinkra’ ne ho selezionati 20 — quelli che ho trovato più efficaci nel lavoro educativo con bambini, docenti e comunità.
Storia e origine: un linguaggio che viene da lontano
La tradizione vuole che i simboli Adinkra fossero originariamente proprietà del re Gyaman Kofi Adinkra, nel Gyaman (l’attuale Costa d’Avorio), e che dopo la sconfitta di Adinkra da parte del re Ashanti Osei Bonsu nel 1818, il popolo Ashanti ne avrebbe acquisito il patrimonio simbolico e lo avrebbe sviluppato ulteriormente.
Ogni simbolo ha un nome, un proverbio associato e una storia. La stampigliatura su stoffa avveniva con stampi intagliati nella zucca essiccata — un processo artigianale che rendeva ogni pezzo unico. In classe, replicare questo processo con materiali di recupero diventa già di per sé un’esperienza educativa potente: rallentare, scegliere, imprimere un segno con intenzione.
I simboli Adinkra più utili in classe
Sankofa — la memoria come bussola
L’uccello che vola in avanti guardando indietro. ‘Non è sbagliato tornare indietro per ciò che hai dimenticato.’ In classe, Sankofa apre conversazioni sull’identità, sulle origini, su ciò che portiamo con noi senza saperlo. È il simbolo che uso di più nelle attività di autobiografia.
Gye Nyame — la grandezza di ciò che non capiamo
‘Tranne Dio, non temo niente.’ Ma in un contesto laico e interculturale, Gye Nyame diventa un invito alla meraviglia: riconoscere che esiste qualcosa di più grande di noi, che ci invita alla umiltà e alla curiosità. Con i bambini più grandi, apre riflessioni profonde sulla spiritualità confrontata con la scienza.
Aya — la resilienza quieta
La felce che cresce dove nient’altro riesce a crescere. Aya rappresenta la resilienza, la capacità di fiorire in condizioni difficili. È il simbolo che porto nei contesti più fragili — nelle scuole di periferia, nei carceri minorili, con i ragazzi che faticano a vedere il proprio valore.
Nyame Nwu Na Mawu — la continuità della vita
‘Dio non muore, quindi io non muorirò.’ Il simbolo della continuità, dell’interconnessione tra le generazioni. Lo uso nelle attività sul lutto, sulla perdita, sulla gratitudine verso chi è venuto prima.
Come introdurre gli Adinkra in una lezione
Scuola primaria (6-10 anni)
Con i bambini più piccoli, parto sempre dal fare. Mostro il simbolo senza spiegarlo. Chiedo: ‘Cosa vedi? Cosa ti ricorda? Come ti fa sentire?’ Solo dopo condivido il nome e il significato — e quasi sempre i bambini ci si avvicinano da soli, con una precisione che stupisce.
Poi si disegna. Ogni bambino sceglie il simbolo che sente più vicino e lo riproduce su carta o stoffa. Il disegno non deve essere perfetto — deve essere intenzionale. ‘Perché hai scelto questo?’ è la domanda che apre tutto.
Scuola secondaria (11-14 anni)
Con i ragazzi più grandi, lo strumento è la narrazione autobiografica. Ogni simbolo Adinkra diventa uno specchio: quale di questi valori senti già dentro di te? Quale vorresti sviluppare? Quale descrive meglio la tua famiglia, la tua comunità, il tuo momento?
Si scrive. Si disegna. Si condivide in cerchio — sempre in cerchio, mai in fila. La postura del cerchio è già di per sé un messaggio: qui non c’è un fronte e un retro, non c’è chi sa e chi non sa. C’è una comunità che pensa insieme.
Laboratorio pratico: disegnare gli Adinkra
Ecco come struttura un laboratorio di 2 ore con una classe di primaria:
Fase 1 — FARE (30 minuti): ogni bambino riceve un foglio con tutti i simboli stampati. In silenzio, li osserva e ne sceglie uno. Inizia a disegnarlo senza alzare la matita — un esercizio di concentrazione e gesto.
Fase 2 — SENTIRE (20 minuti): in cerchio, ogni bambino mostra il suo disegno e dice una parola che descrive come si è sentito mentre lo disegnava.
Fase 3 — RIFLETTERE (30 minuti): condivido il significato del simbolo. Si confronta con ciò che i bambini avevano percepito. Quasi sempre c’è una corrispondenza — e questo momento di riconoscimento è prezioso.
Fase 4 — CONDIVIDERE (40 minuti): su una striscia di carta comune, ogni bambino stampa il suo simbolo con un timbro di sughero. Il risultato è una ‘mappa della classe’ — un documento collettivo che racconta chi siamo.
Domande frequenti
Gli Adinkra sono adatti a tutte le età?
Sì. Ho lavorato con bambini di 5 anni e con adulti in percorsi di formazione. Il livello di complessità si adatta: con i piccoli si lavora sull’immagine e sulla sensazione, con gli adulti si può approfondire la filosofia e la storia.
Serve una preparazione specifica per usarli in classe?
No. Bastano curiosità e apertura. I materiali che uso sono accessibili a tutti: carta, matite, tempere, sughero per i timbri. L’importante è lasciare spazio all’esperienza prima della spiegazione.
Dove trovare risorse affidabili sugli Adinkra?
Il mio libro ‘Le mappe degli Adinkra — 20 simboli per raccontarsi’ (Edizioni MC) è pensato esattamente per questo: un testo accessibile, con schede pratiche per ogni simbolo, adatto sia a bambini che a docenti.
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