Progetti raccontati
Cosa succede quando entro in una scuola, e cosa resta quando esco
Un progetto si capisce meglio dal racconto che dalla locandina. Qui ne racconto alcuni come sono andati davvero: il contesto, cosa abbiamo fatto, cosa è rimasto e, quando c’è, anche quello che non ha funzionato. Ogni caso ha la sua fonte.
Come racconto un progetto
Tre regole che valgono per ogni caso di questa pagina. Sono le stesse che seguo in aula, applicate alla scrittura.
Solo quello che è documentato
Ogni caso rimanda a una relazione finale o a un articolo. Se non posso dimostrare un risultato, non lo scrivo.
Nessun bambino riconoscibile
Niente volti, niente nomi, nessuna storia individuale legata a una classe. Nelle foto ci sono mani, schiene, oggetti.
Anche quello che non ha funzionato
Le critiche dei partecipanti restano nel racconto. A una scuola che deve scegliere servono più di un applauso.
«Armonie in movimento»
Scuola dell’infanzia di Carnate
- Il contesto
- Una scuola dell’infanzia che voleva lavorare sulla musica passando dal corpo. Bambini di tre, quattro, cinque anni: a quell’età si impara con le mani e con i piedi prima che con le parole.
- Cosa abbiamo fatto
- Tre mesi, un passo alla volta. A gennaio giochi sonori, ascolto e i primi canti in coro. A febbraio un canto in una lingua africana, imparato curando pronuncia e ritmo, e il corpo usato come strumento: battiti di mani, passi, sequenze di movimento. Le insegnanti hanno cominciato a condurre da sole alcune attività. A marzo tutti i bambini hanno costruito insieme la scenografia in un’unica mattinata di lavoro, e poi la festa con le famiglie: i bambini hanno insegnato il canto ai genitori e li hanno trascinati nella danza finale.
- Strada facendo
- I più piccoli all’inizio non erano previsti. A febbraio le insegnanti mi hanno chiesto di aprire il laboratorio anche a loro, e abbiamo ricavato momenti dedicati. Il progetto è cambiato in corsa, e ne è uscito migliore.
- Cosa è rimasto
- Bambini che cantano in una lingua che a gennaio non avevano mai sentito, e che davanti ai genitori sono andati avanti da soli. Insegnanti che conoscono le attività e possono riprenderle. Alla scuola ho lasciato le proposte per continuare: un piccolo kit di registrazioni e schede, un angolo di strumenti del mondo, fiabe africane da mettere in movimento.
Nel Metodo del Cerchio Doppio è la sequenza Beti per intero: si fa con il corpo, si sente, si riflette, e il cerchio si chiude condividendo con le famiglie.
Fonte: relazione finale del progetto, marzo 2025.
«Corpo, Musica e Comunicazione»
Aggiornamento professionale per educatrici ed educatori della scuola dell’infanzia · 20 ore in 4 incontri da 5
- Il contesto
- Educatrici con anni di esperienza, che il corpo dei bambini lo guardano tutti i giorni. Il loro, molto meno.
- Cosa abbiamo fatto
- Quattro strade intrecciate. Il corpo nella relazione educativa, a partire dalla memoria corporea di ciascuna. La scrittura autobiografica alla maniera di Duccio Demetrio, con il diario pedagogico come strumento. I linguaggi espressivi: movimento, musica, parola, drammatizzazione. Infine la progettazione e la documentazione narrativa, per portare tutto questo in sezione e raccontarlo alle famiglie.
- Cosa è rimasto
- Nei questionari finali le partecipanti hanno apprezzato soprattutto l’alternanza tra esperienza e riflessione, la concretezza delle proposte e un contesto in cui nessuno giudicava. Più delle tecniche, dicono di essersi portate a casa uno sguardo diverso sul proprio lavoro.
- Cosa non ha funzionato
- Le stesse partecipanti lo hanno scritto chiaro: serve più tempo per portare le novità nella pratica, e un accompagnamento che continui quando si sperimenta in sezione. Raccontare il percorso alle colleghe che non c’erano è stato difficile, e coinvolgere le famiglie nei racconti ancora di più. Sono critiche giuste, e le pubblico perché dicono una cosa vera: una formazione funziona quando diventa un processo. Un evento non basta.
Nel Metodo del Cerchio Doppio è il Secondo Cerchio al lavoro: la pedagogia autobiografica di Demetrio fa da ponte tra quello che il corpo ricorda e quello che l’educatrice fa il giorno dopo.
Fonte: relazione finale del corso, febbraio 2025. Percorsi simili: Formazione docenti.
«Bellezza e intercultura»
Fondazione CRC, progetto Kallitopia · complesso monumentale di San Francesco, Cuneo
- Il contesto
- Un progetto della Fondazione CRC sulla bellezza come luogo d’incontro. Il laboratorio si chiamava «L’Arte di comunicare», per studenti e docenti. Il primo incontro è stato con le classi del ginnasio e del classico del liceo «G.B. Bodoni» di Saluzzo, con le loro insegnanti.
- Cosa abbiamo fatto
- Ho cominciato dalla mia storia, comprese le difficoltà di vivere in un paese straniero con un’origine diversa da quella di chi ti sta intorno. Poi i simboli Adinkra: i ragazzi li hanno guardati e ne hanno indovinato il significato con la fantasia, prima di scoprire quello vero. Alla fine, tempera e pennello, ognuno ha dipinto sul proprio viso il simbolo che sentiva più suo.
- Cosa è rimasto
- Lo ha scritto il cronista che era in sala: i ragazzi sono usciti con l’idea che le barriere personali si possono superare, che vale la pena essere autentici e credere nella propria forza. Un simbolo scelto e portato in faccia davanti ai compagni è già un piccolo racconto di sé.
Nel Metodo del Cerchio Doppio è il Primo Cerchio: il simbolo Adinkra usato come strumento di autobiografia, mai come decorazione.
Altri percorsi, in breve
Dal più recente. Dove esiste una fonte pubblica indipendente c’è il link; gli altri percorsi sono documentati da incarichi e attestati.
- 2026Festival dell’Autobiografia, Anghiari (LUA) — performance d’apertura «Ciò che l’albero custodisce», con Salomée Olama, Teatro di Anghiari, 4 settembre. Fonte
- 2024IC «E. De Amicis», Gallarate — laboratori «I luoghi del cuore» per le classi quinte, 12 e 22 gennaio, nella Settimana dell’Intercultura «Abitare il mondo». Fonte
- 2023–24SCIAKY Europe / Scuola San Giuseppe, Vimercate — corso per docenti «La relazione nella scuola di oggi», ottobre 2023 – gennaio 2024.
- 2023Fondazione Don Calabria, Palermo — workshop sul metodo narrativo e le arti per 40 operatori e assistenti sociali, con una performance aperta alla cittadinanza, 12–14 maggio.
- 2019Museo MA*GA, Gallarate — seminario per docenti «I linguaggi dell’Intercultura: proposte operative», Settimana interculturale nelle scuole, 6 novembre. Fonte
- 2011–14Fondazione Cariplo — progetto Interculture, con l’Associazione Psicologi per i Popoli nel Mondo.
- 2011Carcere minorile di Palermo — laboratorio «Giovani protagonisti di sé e del territorio», progetto «A partire da dentro» dell’Associazione ATOS.
- 2006Ministero della Giustizia, Dipartimento Giustizia Minorile — formazione interculturale per agenti penitenziari, Castiglione delle Stiviere (MN), novembre.
- 2005AMBIENT’ARTI, Borgo Valsugana (TN) — laboratorio di body painting «Linguaggi del corpo nella comunicazione interculturale», convegno nazionale sulle arti terapie, 27 agosto. Fonte
- Primi anni DuemilaIPM Beccaria, Milano — consulenza con gli assistenti sociali dell’istituto per accompagnare i ragazzi nel reinserimento in famiglia, anche attraverso laboratori artistici di individuazione identitaria.
- 1997–98Comunità di Lavoro, Lugano — laboratori di educazione allo sviluppo nelle scuole primarie del Canton Ticino.
- 1996–98Fondazione Cariplo-ISMU, Settore Scuola — formatore e ideatore di percorsi pedagogici.
Stampa, università ed editori che ne hanno scritto: Ne hanno parlato →
Domande frequenti
Posso leggere la relazione finale di un progetto?
Sì. Alle scuole e agli enti che stanno valutando un percorso mando la relazione finale di un progetto simile, senza nomi né dati dei bambini.
Si può fare un progetto come questi nella mia scuola?
Si può fare qualcosa di simile, mai la copia. Ogni percorso parte da un incontro con le insegnanti, per capire la classe e il tempo a disposizione. Per i laboratori la tariffa è di 42 € lordi l’ora: il pacchetto base è di 4 incontri da 2 ore, 336 € a classe. Trovi tutto nella pagina Laboratori scolastici.
Perché nelle foto non si vedono i bambini?
Perché i bambini non devono pagare la visibilità di un progetto. Pubblico solo mani, schiene, oggetti e riprese dall’alto; le opere degli alunni solo con l’autorizzazione della scuola e senza il nome di chi le ha fatte.
Lavori anche fuori dalla Lombardia?
Sì. Oltre a Bergamo, Milano e la Brianza ho lavorato a Cuneo, Palermo, Modena, Borgo Valsugana, Anghiari e, all’inizio, nel Canton Ticino. Per le trasferte lunghe si concordano le spese di viaggio.
Hai un contesto che somiglia a uno di questi?
Una classe, un gruppo di educatrici, un servizio, un festival. Raccontamelo in due righe: ti rispondo con una prima idea di percorso.